L’Invidia

Cos’è l’invidia?

Innanzitutto l’invidia è un sentimento umano, presente già dall’infanzia, e nessuno di noi ne è privo. Ci sono casi in cui una piccola dose di invidia provata nei confronti di qualcuno può spronarci a migliorare o a prefiggerci un obiettivo, una sfida interiore, e quindi provare invidia può rimanere nei confini dell’accettabilità. Nei casi più gravi è però un sentimento che può pervadere la personalità fino a livelli patologici di pensiero, sentimento e azione.

L’invidia è quel sentimento che scaturisce quando ci si sente sminuiti o inferiori  nel confronto con qualcuno, fino al punto di non poter reggere il confronto e arrivare a svalutare l’altro per riconquistare la propria autostima. Tutto quello che l’altro è, rappresenta, possiede o riesce a fare, porta l’invidioso a sentire l’angoscia e il vuoto per le proprie mancanze, che spesso poi si trasforma in sentimenti di rabbia per la percezione erronea di una sorta di ingiustizia della vita, che può persino arrivare ad alimentare sentimenti di vendetta nei confronti della persona invidiata, che incarna la realizzazione dei nostri desideri irrealizzati.

In sostanza l’ansia avvertita nel confronto si trasforma in rabbia, in astio, in rancore o risentimento; talvolta culmina nell’odio e può generare comportamenti distruttivi, come svalutare nel pettegolezzo la persona agli occhi di molti, soprattutto delle persone più importanti, o addirittura  desiderare di distruggerne la  felicità o sperare che succeda. Così l’invidia diventa un’emozione che genera solo ‘dolore’ sia per chi la prova sia per coloro che la subiscono.

È opportuno ricordare che l’invidia non si esprime solo attraverso l’aggressività e la svalutazione degli altri, ma anche in maniera opposta, passivamente, attraverso l’autocommiserazione, il lamento e il vittimismo, come se le conquiste altrui fossero frutto della buona sorte e le nostre mancanze della sventura. Pertanto possiamo considerare l’invidia un atto di “deresponsabilizzazione”, che agendo in questo modo, privandoci cioè del contatto con i nostri limiti, non ci permette neppure la presa in carico della nostra responsabilità, delle nostre risorse, del nostro potere e delle nostre potenzialità.

Interessante la lettura relazionale  di questo sentimento nella psicoterapia della Gestalt che ne sottolinea la pericolosità dell’annientamento della crescita del Sè:

Per la Gestalt Therapy l’invidia è il blocco o, meglio, l’evitamento di un percorso di consapevolezza di sé e di incontro con l’altro. Invece di assumere i propri limiti, la persona li evita e si concentra sui dati visivi della felicità altrui. Come per tutte le patologie, l’invi­dia è una emozione disfunzionale perché sta ‘al posto di’ altre emozioni positive e di crescita. Dall’accetta­zione dei limiti scaturisce un senso di integrità prima e di pienezza poi: solo il dire a se stessi «Questi sono i miei limiti» fa scoprire potenzialità inesplorate. Evita­re di vedere i propri limiti e le proprie potenzialità ine­splorate provoca un senso di vuoto e di mancanza che l’invidioso cerca inutilmente di placare esasperando l’evidenza visiva nei confronti degli altri e invidiando. L’invidia diventa una patologia dell’incontro. Invece di sentire a livello emotivo e corporeo “la grazia e il mistero” (M. Buber) dell’incontro, ci si lega all’altro con un cordone di rabbia invidiosa.

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