Il Processo di Contatto e le sue Disfunzioni Secondo la Psicoterapia della Gestalt

Il processo di “contatto” è un processo spontaneo in cui siamo inseriti fin dalla nostra nascita: agiamo e pensiamo mettendo costantemente in relazione il nostro mondo interiore e con l’ambiente esterno che ci circonda.
Grazie a questo processo siamo in grado di rispondere in modo efficace, creativo, flessibile e corrispondente ai nostri bisogni, all’interno di un ambiente che suscita il nostro interesse.
Quando una situazione di contatto è chiusa siamo appagati e aperti a quella successiva. Nel benessere psichico la percezione dei bisogni e il loro appagamento fluiscono in maniera spontanea, in cicli di contatto che si susseguono e che contribuiscono al nutrimento e alla crescita personale.

Gli stadi nel ciclo del contatto prevedono:

  • la sensazione, ovvero un impulso o un bisogno che comincia a emergere e che richiama la nostra attenzione
  • la consapevolezza è la fase in cui ci rendiamo conto del bisogno emerso e gli diamo nome
  • la mobilizzazione è la fase di contatto in cui la consapevolezza del bisogno e l’eccitazione che ne consegue comporta una messa in movimento delle risorse
  • l’azione è la fase in cui avviene la scelta e l’attuazione dell’azione adeguata al soddisfacimento del bisogno
  • il contatto finale è il momento del soddisfacimento vero e proprio.
  • la soddisfazione è la fase di post-contatto che chiude una gestalt

Come Nascono i Sintomi

Le interruzioni di contatto

Le interruzioni di contatto sono invece dei meccanismi di difesa che l’individuo mette in atto rispetto alle difficoltà che incontra nello scambio con l’ambiente durante il ciclo di contatto; spesso ne distinguono la personalità o ne causano il malessere o la nevrosi. Sono il motivo per cui il paziente viene in terapia,  e si sente infelice, insoddisfatto, bloccato. Le interruzioni di contatto nella psicoterapia della Gestalt sono:

–  la confluenza è la modalità che impedisce a organismo e ambiente di differenziarsi, i confini sono indistinti ed è difficile essere in contatto con i propri bisogni.

la desensibilizzazione: si evita di fare esperienza di sé o dell’ambiente, si è anestetizzati e insensibili, noncuranti rispetto ai propri bisogni.

la deflessione: è un modo per ridurre la propria consapevolezza del contatto, per evitare l’impatto dello stimolo proveniente dall’ambiente o da se stesso.

– l’introiezione : è il meccanismo mediante il quale l’individuo assume idee, regole, codici di comportamento dall’esterno e le fa proprie, facendo coincidere i propri bisogni con quelli dell’altro o dell’ambiente, adattandosi passivamente alle situazioni che ne derivano. Risulta così invaso dagli introietti e viene a mancare il senso interiore di auto-direzione e auto-regolazione. Spesso l’introiezione interferisce con la mobilizzazione, impedendo di attingere alle risorse necessarie per soddisfare i propri bisogni.

la proiezione è la modalità con cui attribuiamo all’altro o all’ambiente delle caratteristiche, atteggiamenti o sentimenti che, pur appartenendo a noi, non vogliamo sperimentare come tali, e inconsciamente li sperimentiamo piuttosto come qualcosa che viene diretto dall’esterno verso di noi, anziché viceversa.

la retroflessione è il meccanismo in base al quale si fa a se stessi ciò che si vorrebbe fare a qualcun altro: nel caso di un impulso aggressivo, l’aggressività viene rivolta contro di sé (il suicidio può essere visto come la forma retroflessa dell’omicidio).

la proflessione, al contrario, è il meccanismo in base al quale si fa all’altro ciò che si vorrebbe fosse fatto a se stessi;

l’egotismo si caratterizza per il fatto che l’individuo esce da sé, si estrania, e diventa uno spettatore o un commentatore di sé, della propria esperienza, della propria relazione con l’ambiente. L’egotismo spesso interrompe la soddisfazione, perché al momento del contatto con l’ambiente impedisce di dare e ricevere in modo autentico.

Molto spesso quando le persone hanno un problema sono contratte.

Perls dice che la nevrosi è la somma delle gestalt aperte , cioè dei processi di auto-interruzione. Pertanto la formazione del sintomo deriva dall’inibizione dell’emozione o dell’azione. La parola emozione deriva da ex-movere, che vuol dire qualcosa che si muove verso …, quindi il “non muovere l’emozione, il non esprimere, il non sperimentare forma il sintomo. Le persone si trattengono quando reprimono il soddisfacimento del proprio bisogno a causa de “il doverismo introiettato della mamma o del papà” che dice di non essere, di non muovere. Altre volte questa energia vitale può essere trattenuta semplicemente perché ogni essere umano ha paura, si trattiene da qualcosa.

Il punto di svolta della salute psicofisica sta nel trovare il modo per poter essere finalmente ciò che si è autenticamente, senza sentirsi obbligato a compiacere qualcun’ altro o un’ideale del Sè.

Con l’aiuto dello psicoterapeuta il paziente torna, nei limiti del possibile, al sentire, al manifestare, all’essere, per sciogliere i blocchi o le gestalt aperte, costituiti dai bisogni insoddisfatti, che incanalano le energie dell’individuo nella fissazione di un bisogno inespresso, che ne ostacola la crescita spontanea e il benessere naturale. Il terapeuta fornisce quel sostegno mancato alla realizzazione del bisogno inespresso e aiuta la persona a raggiungere un livello di consapevolezza autentico e una direzionalità nei confronti dell’ambiente e di chi lo circonda esauriente e appagante.

Noi siamo una “gestalt” nel senso che siamo una configurazione costituita di tante parti. Siamo fatti di pensieri, di emozioni, di sensazioni fisiche e di innumerevoli configurazioni e sottoaspetti della nostra personalità, che ancora richiedono una chiusura. Molte di queste cosiddette gestalt aperte si manifestano per esempio attraverso il comportamento o attraverso i sogni tutte le volte che vengono dei pensieri fissi o ripetitivi che chiedono un’attenzione particolare. Sono appunto queste esperienze che hanno bisogno di essere chiuse. Nella misura in cui non abbiamo chiuso le nostre gestalt aperte, sperimentiamo la spinta a chiuderle, e questo lo vediamo nel mondo della psicoterapia dove sostanzialmente i pazienti portano prevalentemente le proprie gestalt aperte per essere aiutati a chiuderle.

Psicoterapia della Gestalt e Disagio Psichico